14 Luglio 2026
Il libro del mese
Un saggio di Giovanni Ziccardi su hacking, dissidenza digitale, censura e libertà di informazione, letto nella prospettiva del diritto delle nuove tecnologie.

Un saggio dedicato alla figura dell’hacker come soggetto di dissenso digitale, tra aggiramento della censura, tutela della sfera privata e libertà di informazione.

Pubblicato nel 2011, il volume propone una prospettiva utile per leggere alcuni nodi ancora centrali nel diritto delle nuove tecnologie.

Scheda bibliografica

  • Autore: Giovanni Ziccardi
  • Titolo: Hacker. Il richiamo della libertà
  • Editore: Marsilio, Venezia
  • Collana: I Nodi
  • Anno: 2011
  • Pagine: 286
  • ISBN: 978-88-317-0925-5

Un libro sull’hacker oltre lo stereotipo informatico

Hacker. Il richiamo della libertà si colloca in un’area di confine tra cultura tecnologica, diritti civili, libertà di informazione e riflessione giuridica sulla società digitale. Un vero e proprio saggio dedicato alla figura dell’hacker e, in particolare, alle pratiche di dissidenza digitale sviluppate per opporsi alla censura, al controllo dei comportamenti e alla segretezza nelle questioni di interesse pubblico.

Il Prof. Ziccardi non descrive l’hacker come una figura univocamente riconducibile alla criminalità informatica, ma la sua attenzione è rivolta anche a soggetti che impiegano strumenti digitali per aggirare divieti, rendere anonime le comunicazioni, cifrare contenuti, diffondere informazioni e mettere in discussione forme di potere opache.

Questa impostazione conserva un interesse rilevante per chi pratica e mastica il diritto delle nuove tecnologie, perché invita a distinguere fra competenza tecnica, uso delle infrastrutture digitali e qualificazione giuridica delle condotte. La disponibilità di strumenti capaci di proteggere comunicazioni o aggirare restrizioni non esaurisce, infatti, la valutazione giuridica, che resta l’unico strumento valido per analizzare contesto, finalità, diritti coinvolti, effetti sui terzi e norme applicabili.

Dissidenza digitale, censura e trasparenza

I “dissidenti digitali” sono uno dei principali oggetti del saggio. Vengono richiamate attività di documentazione e comunicazione svolte mediante telefoni cellulari, macchine fotografiche, telecamere, computer portatili, siti web e blog, il cui obiettivo sarebbe quello di rendere visibili informazioni, contrastare filtri e sistemi di censura, ridurre monopoli informativi e contribuire a una maggiore trasparenza dello spazio pubblico.

Questi riferimenti consentono di leggere il volume come una riflessione sul rapporto, spesso conflittuale, tra potere pubblico o privato e libertà digitale. In tale prospettiva, la tecnologia non è soltanto uno strumento di controllo, ma può diventare anche mezzo di comunicazione, denuncia e protezione individuale. Il punto di interesse giuridico sta proprio nella tensione tra questi poli, che coinvolge libertà di manifestazione del pensiero, diritto all’informazione, riservatezza, segreto, sorveglianza e responsabilità per la diffusione di contenuti.

Si tratta di temi che, pur affrontati in un volume del 2011, non hanno perso rilievo. La crescente centralità delle piattaforme, l’uso di strumenti di monitoraggio digitale e la circolazione transnazionale delle informazioni rendono ancora attuale la domanda su quali garanzie debbano assistere chi comunica, documenta o contesta forme di censura attraverso strumenti tecnologici.

Anonimato, cifratura e diritti di libertà

Nel saggio vengono analizzate tecniche dirette a nascondere, cifrare, anonimizzare e divulgare informazioni. Da questo dato emerge uno dei profili più interessanti per i giuristi, e cioè che gli strumenti di sicurezza e riservatezza non sono soltanto questioni tecniche, ma incidono sulle libertà fondamentali e sulle modalità di esercizio dei diritti nello spazio digitale.

L’anonimato, ad esempio, può essere considerato una sorta di garanzia per chi esprime opinioni in contesti repressivi o teme conseguenze indebite per la propria attività informativa. Al tempo stesso, può rendere più complessa l’attribuzione di responsabilità per condotte illecite. Analogamente, la cifratura può proteggere comunicazioni e dati personali, ma pone interrogativi sul bilanciamento fra riservatezza, esigenze investigative e tutela della sicurezza.

Il valore di questo volume, letto oggi, consiste anche nel rendere visibile questa complessità.

A chi può essere utile

La lettura può interessare studenti di giurisprudenza, informatica giuridica e scienze politiche, ma anche professionisti che operano nei settori della cybersicurezza, della protezione dei dati personali, della comunicazione digitale e della conformità normativa. Può offrire inoltre un utile punto di partenza per chi voglia affrontare il tema dell’hacking evitando le solite “semplificazioni”, non solo cioè reato o capacità tecnica, ma anche fenomeno culturale, politico e sociale.

Perché leggerlo

Hacker. Il richiamo della libertà può essere letto come un testo di contesto per comprendere perché l’hacking non coincida automaticamente con una nozione unica di illegalità o devianza tecnologica. Il Prof. Ziccardi concentra l’attenzione su dissidenza digitale, censura, anonimato, trasparenza e diritti di libertà. Per chi si occupa di diritto delle nuove tecnologie, il suo interesse risiede nella capacità di porre domande ancora attuali sul rapporto tra strumenti digitali e potere, chi controlla le informazioni, chi può sottrarsi alla sorveglianza e quali limiti giuridici accompagnano l’uso delle tecnologie di protezione e divulgazione.

Per approfondire:

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