Un’Europa più resiliente passa da professionisti competenti, ruoli chiari e responsabilità definite.
Cos’è il Cyber Blueprint
Il Cyber Blueprint, come abbiamo visto in un precedente contributo (premere qui per leggere), rappresenta la visione strategica dell’Unione Europea per rafforzare la resilienza cibernetica. Non si limita a regole e obblighi, ma fornisce un modello operativo per tradurre la normativa in azioni concrete. Alla base c’è un concetto semplice ma decisivo: la sicurezza digitale non si costruisce solo con tecnologie e procedure, ma soprattutto con persone formate e ruoli ben strutturati.
La guida ENISA di giugno 2025
ENISA ha pubblicato le Linee guida sui ruoli e competenze di cybersecurity per le entità essenziali e importanti (premere qui per leggere), tracciando un percorso chiaro di collegamento tra obblighi previsti dalla Direttiva NIS2 (gestione dei rischi, risposta agli incidenti, reporting) e profili professionali delineati dall’European Cybersecurity Skills Framework (ECSF).
L’obiettivo è duplice: da un lato supportare gli Stati membri nella predisposizione di strategie e percorsi di capacity building, dall’altro guidare imprese e organizzazioni nella costruzione di team interni o nell’attivazione di outsourcing mirato.
Gli obblighi della NIS2
Le linee guida si soffermano in particolare su due articoli cruciali della direttiva:
- Articolo 21: introduce misure di gestione del rischio in materia di cybersecurity, includendo piani di continuità operativa, gestione della supply chain, crittografia e formazione.
- Articolo 23: definisce le tempistiche e i contenuti delle notifiche di incidente, imponendo l’invio di early warning entro 24 ore e report completi entro 72 ore e un mese.
Queste prescrizioni si traducono in una vera e propria architettura organizzativa della sicurezza, dove ogni funzione ha compiti precisi.
Il contributo dell’ECSF
L’ECSF individua 12 ruoli cardine (tra cui CISO, Cyber Incident Responder, Cyber Legal Officer, Cybersecurity Architect, Auditor e Penetration Tester) e li associa puntualmente agli obblighi NIS2.
Il risultato è una mappatura che consente di:
- assegnare responsabilità senza ambiguità, rafforzando la governance interna;
- ottimizzare risorse, distinguendo attività da internalizzare e funzioni da esternalizzare;
- favorire la formazione mirata, tramite programmi di upskilling e reskilling;
- garantire reporting conforme e tempestivo.
Scenari applicativi
La guida presenta due casi d’uso concreti:
- implementazione delle misure di gestione del rischio: una media impresa, priva di strutture complesse, riesce a costruire un framework di sicurezza assumendo un CISO, formando personale interno e affidando a terzi servizi specialistici come penetration test o threat intelligence;
- risposta e reporting post-incidente: la stessa impresa organizza un team misto (interno ed esterno) che, seguendo step precisi, gestisce l’incidente, redige i report nei tempi previsti e rafforza le difese con un approccio “lessons learned”.
Il valore per imprese e autorità
Le linee guida ENISA assumono un ruolo cruciale perché:
- aiutano le aziende a decifrare obblighi giuridici complessi in azioni pratiche;
- sostengono le autorità nazionali nella definizione di politiche pubbliche e programmi formativi;
- colmano il divario di competenze che ancora oggi rappresenta uno dei punti deboli del sistema europeo.
